Il mio percorso non è convenzionale. D’altro canto, potrebbe esserlo?
Fino a vent’anni ho veramente cazzeggiato.
E sono scampato a una vita sregolata,
fatta di fughe in Sud America modalità “ragazzino scappato di casa”,
ben poco studio e una vita notturna davvero border line.
  È stato un periodo di crisi della mia vita incasinata a farmi prendere, per caso, la strada giusta.
Mi sono iscritto allo IED di Milano e – per capirci – tutti credevano fosse uno scherzo mentre io ero serissimo.
  Poteva bastare?
Certo che no.
L’ambiente studio-scrivania-pc mi stava stretto, tra programmi 3D e rigidità che mal si adattano a chi come me è nato e vissuto al mare.
Layout, freddo e nebbia mi logoravano.. stavo appassendo come un fiore!
  Non mi sono mai sentito Van Gogh, intendiamoci,
ma il richiamo di una vita ai confini della “normalità” era forte.
E quindi.. di nuovo a cazzeggiare.
Ma gli anni passano e anche se avevo 22 anni, per tutte quelle che avevo combinato me ne sentivo più di 40.
  E allora è nata l’idea che scuola di vita,
vita di scuola e scuola della strada si potessero legare insieme:
le conoscenze che avevo appreso, la vita quotidiana,
il rapido passaggio in università.
  Da questa intuizione (vogliamo chiamarla così?) nasce «ICONIST»,
linguaggio artistico comunicativo che aveva un unico scopo: raccontare chi sono.
Amo i colori… amo l’Italia e le cose autentiche,
ovvero quegli oggetti unici propri della vita di tutti i giorni,
insomma quelli di cui abbiamo bisogno e che utilizziamo,
mica quelle robe super snob che poi non le compra nessuno e stanno solo nelle vetrine dei negozi.
  Io parlo, creo, comunico tramite le Icone.
Le icone del quotidiano, le icone del popolo, le icone che hanno “cuore”.
È insomma, un’arte popolare che scaturisce per gemmazione dall’arte di geni
che hanno dimostrato di sapere eccellere disegnando una macchina per il caffè,
una piccola motocicletta, una bottiglia.
  Questo progetto è stato molto apprezzato.
Il classico successo – come si dice – «di pubblico e di critica».
Dunque oltre ai riconoscimenti anche un buon risultato nelle vendite delle mie creazioni.
E così ICONIST è stata la scintilla che ha dato il via al mio percorso.
  Senza dilungarmi troppo (non sono Andy Warhol, non sono Steve Jobs e nemmeno Philippe Stark),
ma nel mio piccolo qualcosa comunque l'ho combinato
, non so se sia bene o male,
fondamentalmente non importa,
quello che importa e' che sono arrivato fin qua,
grazie per la tua attenzione.